Visto che si infiamma di nuovo la questione tutta italica dei
"concorsi", a me pare che si stia facendo di nuovo caos perchè non si
ha fiducia delle commissioni, e si vuole a tutti i costi fare riforme
blande e aperte nominalmente a tutti, che alla fine finiscono con
l'implodere. L'autonomia universitaria probabilmente in Italia è una
cosa che non da garanzie e quindi crea più problemi che altro. A
questo punto, non era meglio fare graduatorie nazionali come avevamo
anche detto nella prima lettera a Profumo?
Allegate alcune considerazioni. Se ognuno propone delle soluzioni,
le raccolgo, le metto sul blog e facciamo magari un sondaggio. Non
potendo fare concorsi, almeno giochiamo pure noi, come daltronde fanno
i politici, al gioco del "concorso perfetto".
saluti, Michele Ciavarella
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Idoneità nazionali,
concorsi locali, quale la ricetta migliore per uscire dal caos?
Ci risiamo! Dopo tante
idee sui concorsi, ora non convergiamo più nemmeno sulla unica Riforma che era
passata del Governo Berlusconi, la Gelmini L.240/2010. Come in tutte le Riforme dei concorsi (si
legga A. Graziosi, Università per tutti), si parte in un modo, e si finisce in
un altro ben distante. E ancora non abbiamo implementato alcun concorso,
figuriamoci quanti inganni troveremo, dopo aver implementato i trucchi. La
Gelmini voleva in prima istanza una idoneità nazionale con graduatoria secca, sul
modello della magistratura e delle FFAA, poi questo scomparve per un doppio
passaggio, idoneità nazionale e poi concorso locale, in due versioni “aperto”
(art.18) con “riserve” per esterni, e “valutazione interna” art.24, entrambi
con commissione locale, ma da chiarire nei decreti attuativi.
Ora, sembrava fatta, ma il Ministro Profumo ha fatto
circolare una bozza di DDL in cui alle idoneità nazionali vengono sospese per 2
anni, nel cosiddetto decreto “Merito”.
Ma alle forti ribellioni di molti, compreso PD e parte del PDL, segue
una nuova fase di stallo, e dal CUN dicono che il DDL merito potrebbe essere separato
in due parti, il DDL sulla scuola e un DDL più rapido per l'università. Il CUN
conferma la preoccupazione del Ministero sia di non avere troppi
"abilitati nazionali", e
quindi si cercano delle "soluzioni" per limitare il numero di
abilitati.
Questo blog aveva presentato questo problema qua, facendo una simulazione semplificata, ossia con il solo H-index, considerando
dati di Google Scholar dello ScholarSearch di Roma2, e peraltro con solo lavori
delle annate 2004-2010. Si trovava che “10 mila associati su 17mila meritano di
passare alla fascia successiva, e 16500 ricercatori su 26mila ad
associati. Siamo oltre il 50%, con un
totale di 27mila idoneità "simulate" quasi, su 43mila. La previsione semmai è di avere una massa di
idoneità che non potrebbero essere facilmente inquadrate”…
Nel decreto “Merito” c’era una commissione locale mista (2
commissari esterni “eccellenti” e uno straniero”, e infine 2 locali), e questo
dava maggiore garanzie rispetto ad una commissione puramente locale che
appurasse solo i criteri ANVUR nazionale-locale. Tuttavia, quali problemi
1) se
la commissione, nazionale o locale che sia, deve solo fare “valutazione
interna” ex art.24, non può scegliere necessariamente chi non è locale, quindi
a che servono le maggiori garanzie?
2) Quante
commissioni “nazionali-locali” vanno fatte? Sembra ripetersi il concorso
“Berlinguer”, anche se qua sarebbero concorsi a idoneità pari al numero di
posti vacanti, quindi come nell’ultima fase del concorso Berlinguer, con in più
i criteri ANVUR
Girano ora varie ipotesi sempre più creative:- l'ipotesi di
trasformarle a numero predefinito, di rendere più stringenti i vincoli alla
presentazione delle domande (ossia fare la mediana più qualche scarto
quadratico?) Oscilliamo tra non dare fiducia alle commissioni locali, al non
voler dare idoneità a troppi se non ci sono soldi, e a non voler applicare
nessun criterio stringente perché si deve lasciare spazio di manovra alle
commissioni. Quindi criteri bibliometrici si e no.
Ma perchè non tornare all'idea di fare graduatorie? In
questo modo si vanno a soddisfare solo
i migliori, in ordine di disponibilità finanziarie delle
Università. Comunque fatte, si deve dar peso alle stesse, e se non esiste un
modo perfetto di fare concorsi, non ha nemmeno senso fare riforme blande che
lasciano alla fine all’autonomia universitaria l’arma finale (quella finanziaria),
e quindi in questo momento, siamo frenati. Almeno prendiamo i migliori in
graduatoria. Tra tutte le ipotesi che circolano, alcune davvero stravaganti,
nessuna comprende questa ovvia possibilità!